USURA BANCARIA: SDL CENTROSTUDI PRESENTA DUE RICORSI IN CASSAZIONE

La Corte di Cassazione è nuovamente chiamata ad esprimersi in materia di usura bancaria grazie all’avvocato Biagio Riccio. Lo Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio, collaboratore di SDL Centrostudi, ha infatti presentato ben due ricorsi per cassazione avverso provvedimenti di archiviazione emanati dal Giudice per le Indagini Preliminari di Torino e di Vicenza. 


Il ricorso alla corte di cassazione è un mezzo d'impugnazione ordinario, che consente di riesaminare la sentenza solo per motivi di diritto. Si possono far valere solo i motivi tassativamente stabiliti dalla legge (si dice che è un giudizio a critica vincolata), che consistono in errori in procedendo o in iudicando. Il ricorso, per cassazione avverso il decreto e/o ordinanza di archiviazione emanati dal Giudice delle Indagini Preliminari - come dichiara l’avvocato Raffaele Garofalo, dello Studio Legale dell’Avv. Biagio Riccio - continua a costituire l’extrema ratio cui valersi quando, acriticamente e supinamente, il GIP si riporti alla richiesta del Pubblico Ministero, non solo non accogliendo le doglianze difensive, ma non esprimendo nessuna motivazione sulla propria decisione. 

In questi casi di decisione “non decidente”, il ricorso per cassazione è l’unico mezzo a disposizione delle parti offese per ottenere giustizia. In materia di usura bancaria, quando ci si trova di fronte ad una richiesta e ad una successiva ordinanza di archiviazione che si basa esclusivamente sulla mancanza dell’elemento oggettivo del reato per appiattimento operativo sulle circolari e/o istruzioni di Banca d’Italia, è necessario, continua l’avovcato Garofalo, ed indifferibile contrastare in sede di legittimità, ultimo grado di giudizio, la somma ingiustizia che si subisce nelle aule dei Tribunali Italiani. 

L’articolo 644 cp è estremamente chiaro sulle pene previste per chi è colpevole di usura:

Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 643 si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000. 

Di conseguenza, una sentenza di archiviazione emessa da un GIP senza che siano analizzate le prove fornite dalle parti in causa, dando di fatto ragione agli istituti di credito usurai va sottoposta al vaglio della Corte di Cassazione.
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