POS OBBLIGATORIO: FACCIAMO IL PUNTO

L’Italia è uno dei paesi dove i contanti sono più diffusi, tanto che tutti, almeno una volta, hanno letto o si sono sentiti dire: «Si accettano solo contanti: niente bancomat o carte di credito», con conseguenti corse al bancomat più vicino a prelevare. In altri paesi, come la Svezia e la Norvegia, invece, la situazione è molto diversa, con numerosi negozi che accettano solamente pagamenti elettronici, rifiutando il contante.



Da settembre il Pos (Point of sale) è diventato obbligatorio per tutti i negozianti, commercianti, i professionisti ed i vari esercenti italiani, che quindi non potranno più rifiutare un pagamento elettronico. In caso contrario, infatti, saranno previste forti sanzioni ed il cliente potrà andare via senza pagare. Si parla già da quando il governo era presieduto da Mario Monti della “questione Pos”, che, a causa delle polemiche e della contrarietà dei negozianti, si rivela molto complicata e di ardua soluzione.

I motivi principali che hanno portato al cambiamento legislativo sono i seguenti:
  • è una soluzione pratica contro l’evasione fiscale. Utilizzando il Pos, infatti, aumenta il numero dei pagamenti tracciabili, riducendo il cosiddetto “nero”;
  • è necessario uniformarsi a euanto è possibile trovare in altri paesi europei, come accennato nell’introduzione;
  • la comodità del cliente, che non è più costretto a correre al bancomat per prelevare. 
L’obbligatorietà di garantire la possibilità di pagamento elettronico al di sopra di 30 euro è stata introdotta dalla Legge di Stabilità del 2016, la cui attuazione, tuttavia è stata caratterizzata, da lentezza ed incertezza, tant’è che molti negozianti ed altri esercenti non sono dotati di Pos.

L’obbligo è rivolto alle imprese, ai commercianti e ai professionisti (tra questi: notai, falegnami, idraulici, ingegneri, artigiani, con eccezione di chi può dimostrare l’impossibilità tecnica e oggettiva di utilizzo del dispositivo elettronico).

In caso di violazioni, sono previste delle sanzioni pecuniarie. Nel dettaglio, quella che scatta immediatamente dopo aver appurato che l’esercente non è provvisto di Pos è una multa pari a 500 euro. Una volta pagata, si avranno trenta giorni di tempo per acquistare il dispositivo e mettersi in regola e sessanta giorni per far giungere comunicazione alla Guardia di Finanza dell’avvenuta installazione del macchinario. In mancanza, è prevista una seconda multa più salata e pari mille euro, alla quale seguirà un altro mese di tempo per mettersi in regola. In seguito a questo ulteriore avvertimento, è prevista la sospensione dell’attività commerciale o professionale fino all’installazione del dispositivo.

Da settembre sono state introdotte regole e sanzioni più dure, che costringono professionisti e negozianti a fornirsi del Pos.

Si prevede, in particolare:
  • l’introduzione dell’obbligo di possesso del Pos e di accettare transazioni con carta per pagamenti al di sopra di 5 euro, e non più di 30.
  • la previsione di un sistema di sgravi fiscali o incentivi se si utilizza maggiormente la carta di credito e/o di debito per i pagamenti. Si tenderà, dunque, a premiare l’esercente, il professionista o l’impresa che ha rispettato la normativa.
  • l’esclusione di talune categorie da detti obblighi: è il caso degli avvocati che fatturano al proprio studio e da questo ricevono poi i soldi tramite bonifico;
  • la possibilità, per il cliente, di andare via senza pagare se l’esercizio non è provvisto di Pos. In tali casi, infatti, ben si potranno lasciare i propri dati, chiedendo di essere ricontattati non appena sarà possibile pagare con il bancomat.
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