PENSIONI INTEGRATIVE: PERCHE È IMPORTANTE LEGGERE LA RELAZIONE ANNUALE SUI FONDI PREVIDENZA?

Pochi giorni fa il COVIP, Autorità amministrativa indipendente con il compito di vigilare sul buon funzionamento del sistema dei fondi pensione a tutela degli aderenti e dei loro risparmi destinati a previdenza complementare, ha presentato la relazione relativa al sistema pensionistico italiano nel 2017. La volatilità dei mercati non preoccupa solo i grandi investitori. 


Secondo quanto riportato nella relazione, l’Italia sta seguendo il trend pensionistico che è già presente in altre grandi economie, che sono investite dalla transizione demografica, con un sistema pensionistico multipilastro, e non solamente legato alla previdenza fornita dall’INPS. La previdenza multipilastro prevede, oltre alla previdenza di base (nella maggioranza dei casi l’INPS), l’affiancamento di sistemi di previdenza complementare di natura collettiva e individuale. La previdenza complementare in Italia si è sviluppata da pochi anni, e deve scontare il grado di inclusione nel mercato del lavoro, le diseguaglianze economiche e sociali e i tratti distintivi del tessuto industriale del nostro Paese, primo fra gli altri quello della dimensione delle imprese.

Nel contesto italiano, dove le pensioni sono calcolate in base a contributi - spiega Walter Moladori, Financial Advisor presso Allianz,  costi e rendimenti, la scelta di chi decide di affidare parte del proprio risparmio previdenziale a una forma pensionistica complementare, va tutelata e promossa, anche grazie a un miglioramento della trasparenza dell’intero sistema pensionistico. Inoltre la decisione di quanto e come risparmiare per fronteggiare l’uscita dal mercato del lavoro dipende fortemente dal contesto in cui è assunta e dall’orizzonte temporale cui si riferisce. 

Secondo quanto riportato nella Relazione Annuale 2017, la struttura di offerta della previdenza complementare in Italia è costituita da 415 forme pensionistiche: 35 fondi negoziali, 43 aperti, 77 piani individuali pensionistici (PIP), 259 preesistenti, oltre a FONDINPS. Nel 2017 il numero delle forme pensionistiche si è ridotto di ulteriori 37 unità, di cui 35 fondi preesistenti. Alla fine del 2017, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è pari a circa 7,6 milioni, in crescita del 6,1 per cento rispetto all’anno precedente. Gli iscritti ai PIP “nuovi” risultano quasi 3 milioni, quasi 2,8 milioni quelli ai fondi negoziali, oltre 1,3 milioni quelli ai fondi aperti e 610.000 quelli ai fondi preesistenti. Rispetto all’anno precedente gli iscritti ai fondi negoziali sono aumentati del 7,8 per cento. Come già nel 2016, la crescita è determinata principalmente dalle nuove adesioni contrattuali. Gli iscritti ai fondi pensione aperti sono aumentati del 9,2 per cento, confermando l’andamento dinamico del 2016. Nei PIP “nuovi” l’incremento è stato del 7,6 per cento, minore che negli anni passati.

A fine 2017, la quota degli investimenti effettuati dai fondi pensione in titoli di Stato è pari al 41,5 per cento e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente; per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7 per cento. Sono invece aumentate le quote degli investimenti in altri titoli di debito (che hanno raggiunto il 16,6 per cento), dei titoli di capitale (ora pari al 17,7 per cento) e degli OICR (ora pari al 14,4 per cento). Anche i depositi sono in aumento, avendo raggiunto il 7,2 per cento del patrimonio da investire. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano il 2,9 per cento del patrimonio, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016.

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Walter Moladori






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