SALVATAGGIO BANCHE VENETE: INDOVINATE CHI PAGA?

Eurostat, con una lettera al direttore dell’Istat firmata in modalità elettronica il 31 marzo di quest’anno, ha deciso di far contabilizzare nei conti pubblici italiani del 2017 i circa 12 miliardi di euro di aiuti di Stato che sono stati usati per il salvataggio delle banche venete. La decisione ha provocato una imprevista revisione al rialzo del deficit e del debito rispetto a quanto stimato dal governo uscente, smentendo allo stesso tempo conti e rassicurazioni sulla neutralità contabile dell'operazione fatte da Palazzo Chigi e dal Tesoro. La decisione, per quanto inattesa, era però prevedibile, secondo quanto riportato nel documento dell’Eurostat, che descrive tutti i passi falsi del Governo, dell'Istat e della Banca d'Italia sia nella valutazione giuridica e normativa della manovra, sia nella sua presentazione formale alle autorità europee.

Pier Carlo Padoan
Pier Carlo Padoan

L'Istat non ha menzionato nel comunicato diffuso martedì i rilievi contabili e formali emersi dalla verifica europea, ma il documento integrale parla con una certa chiarezza. Eurostat si è solo limitato ad applicare i suoi parametri sulle «modalità di registrazione» delle operazioni, arrivando alla conclusione che ha spiazzato l'Italia: l'attività di salvataggio deve essere considerata un aiuto di Stato il cui costo ricade «all'interno del settore generale del governo».



Pier Carlo Padoan, durante un question time alla Camera sul salvataggio delle banche venete, aveva rassicurato il Parlamento e l'opinione pubblica in merito al fatto che l’intervento statale non avrebbe avuto impatti «né sul debito pubblico, né sul deficit».

Ma l''Eurostat ha verificato che  i costi del salvataggio peseranno per 4,7 miliardi di euro sul deficit e per 11,2 miliardi di euro sul debito italiano del 2017. Quantomeno la revisione contabile non avrà effetti diretti sulla valutazione dell'Italia ai fini del patto di stabilità, spiegano da Bruxelles, ma ha già costretto l'Istat a rivedere al rialzo le sue stime sul rapporto deficit-Pil del 2017 (a 2,3% dall'1,9% del primo trimestre).

Istat aveva proposto dietro richiesta dell’Eurostat tre diverse modalità di registrazione dell'operazione di salvataggio, ma non ha formulato una «classificazione settoriale» che consenta di inquadrare il liquidatore. Dato che non erano state espresse indicazioni, Eurostat ha operato i suoi conti ritenendo che il nostro governo fosse «materialmente esposto ai rischi associati con il valore residuale del portafoglio gestito dal liquidatore» a causa di interventi diretti come la garanzia fino a un massimo di 6,4 miliardi di euro concessa a Intesa dallo Stato. Ai sensi dei regolamenti della Commissione europea, infatti, qualsiasi veicolo deve essere «classificato nel settore generale del governo» quando lo Stato «assume tutti o la maggioranza dei rischi associati con un'attività a controllo statale».
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