Banche, crediti deteriorati a 32 miliardi

L’81% degli Npl da recuperare è rappresentato da rate di mutui o di finanziamenti non rimborsati alle banche o alle società di credito al consumo a cui si sommano i crediti di vecchia data concessi dalle utilities e gli indebitamenti commerciali.


Il sistema del credito italiano per molto tempo ha ignorato il più possibile i crediti incagliati, anche per evitare che, complice la crisi economica, i famigerati NPL aumentassero al punto di azzerare utili e patrimoni di tanti istituti. Così facendo però i “nuovi” UTP, Unlikely to pay, vale a dire i crediti incagliati, sono rimasti sommersi e “nascosti nei bilanci. Con le importanti operazioni di pulizia degli NPL, si è creato un mercato di crediti deteriorati, che ha portato alla vendita di circa 70 miliardi di sofferenze nel solo 2017


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Da quest’anno le attenzioni dell’Europa iniziano a rivolgersi ai crediti incagliati, e le banche si stanno già muovendo per tempo: l’analisi dei conti a fine marzo mostra come, pur in assenza di significative cessione di crediti incagliati, le banche stiano facendo spazio nei bilanci ai futuri smaltimenti. Le prime 10 hanno ridotto da 48 a 43 miliardi gli UTP netti, e aumentato la loro copertura dal 34,9 al 38 per cento medio. Il calo trimestrale è frutto di rimborsi, passaggi a sofferenze e aumento di coperture, in buona parte favorito dal principio contabile Ifrs 9, che nella sua prima adozione ha consentito di non far passare a conto economico i nuovi accantonamenti, salvaguardando gli utili. Inoltre il differenziale tra copertura delle sofferenze e degli UTP continua a salire, e alle banche conviene sempre meno imbarcare nei conti la volatilità che arriva dagli UTP. Ogni volta che un UTP diventa NPL è necessario accantonare un altro 32 per cento del suo valore, per il fatto che gli NPL sono coperti in media al 70, gli UTP al 38 per cento


Quanti sono dunque i crediti da recuperare? 
Un rapporto, anticipato alla stampa in vista della presentazione di giovedì prossimo, dell'Unirec, l'unione nazionale delle imprese attive nei servizi di tutela al credito. Si tratta, in pratica, di un'associazione che rappresenta oltre 200 aziende e più dell'80% del mercato italiano del recupero crediti.
Secondo i dati del 2017, sono in ballo 6 milioni di pratiche per un valore di 32 miliardi di euro, in crescita del 23% a causa, paradossalmente, delle crisi bancarie che hanno determinato una spinta all'emersione di crediti deteriorati di famiglie e imprese. Il 78% è infatti costituito da famiglie, impossibilitate magari a rispettare le rate dei mutui ipotecari, e la restante parte da imprese, voce quest'ultima comunque in aumento rispetto al 9,9% del 2016. 

Tra i candidati allo sbarco nella gestione di UTP si prepara la Spaxs di Corrado Passera, che si è messo in proprio per offrire soluzioni finanziarie alle Pmi, e dopo l’acquisto di Banca Interprovinciale attende l’ok di Bankitalia per avviare un gruppo da 6-7 miliardi di attivo, che sfrutti la leva bancaria per investire nel segmento, e in seguito formare alleanze. Anche Kruk, gruppo polacco forte nel gestire sofferenze sui crediti al consumo non garantiti, sta investendo in Italia per offrire alle banche la gestione di NPL e UTP di piccola taglia.
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